Caccia fotografica alla “Luna ‘d Moncalè”

Moncalieri e la sua luna.
Da piccolo ho imparato la canzone: “Sponta’l sol e la luna, e la luna ‘d Moncalè”.
Rigorosamente nella mia lingua madre: il piemontese.
Moncalieri e la sua luna per me è un legame di cuore. Di ricordi, di storie e di passione.
Quando la fotografia è tornata ad essere così pregnante nella mia vita, questo legame mi ha spinto ad andare a caccia di questa nostra luna.

E’ una caccia tanto impegnativa, quanto avvincente.
Dove e a che ora sorgerà ?
Se il sole oggi sorge in quel punto, domani risorgerà esattamente li. E alla stessa ora.
Ci vogliono giorni per cogliere lo spostarsi del sole rispetto a ciò che c’è a terra.
La luna no. La luna si sposta parecchio. E l’ora cambia.
Ci sono strumenti sulla rete in grado di darci la posizione esatta. Ma non basta. Altre variabili influenzano la scena che vuoi catturare.
Sorge prima o dopo il tramonto del sole ?
Alla foto sopra sono molto affezionato. Tanto da averla “usata” per presentarmi ad un workshop.
Ci sono affezionato perchè è la “cartolina” di Moncalieri. e lo è con la sua Luna. Piena.
Per farla ci sono voluti più dei 28 giorni del ciclo lunare. Perchè al primo tentativo il tempo atmosferico non ha permesso di “vederla” Per lo meno non così piena e non così limpida.
E quindi altre tre settiamane di attesa. Pianificando l’uscita al minuto.
Sapevo che il primo giorno “buono” sarebbe sorta troppo presto. Troppa luce del sole.
Il terzo giorno troppo tardi. Troppo buio per avere tutto così chiaro.
Il secondo no. Sembrava proprio che tutte le variabili confluissero nell’ideale. E così è stato.

Soddisfatto della sfida vinta, ho iniziato a pensarne ad una nuova: catturarla di notte.
Per chi mastica di fotografia, di triangolo dell’esposizione ed abbia mai puntato l’obiettivo al satellite sa che cosa significhi.
Per chi non sa di cosa stia parlando è sufficiente provare a scattare una foto alla luna con il proprio smartphone. Ci si ritroverà con una bellissima palla di luce anche se a occhio nudo si riesce a vederla nitida.
Da fotografo, con una macchina fotografica che permetta di gestire l’esposizione, si hanno due scelte: o vedi bene la luna o vedi bene ciò che è inquadrato nella scena.
Nella foto sopra mi è piaciuto “vedere” la luna come una lampadina accesa sopra il campanile della Collegiata di Santa Maria della Scala.
Gli alberi spogli donano all’immagine un’atmosfera magica.
Questa fotografia è stata poi stampata su tela. E ora fa la sua figura nell’ufficio di Don Paolo parroco della Collegiata.

In questo scatto sono riuscito invece a sfruttare la forte fonte di luce vicina.
Uno dei lampioni di piazza Baden Baden prima che le lampade venissero sostituite con quelle attuali.
Sono felice che essendo ora a risparmio energetico, permettano di preservare l’ambiente. Ma oggi questo scatto non sarebbe più possibile.
O meglio è ancora possibile ma con una procedura diversa: la doppia esposizione.

Proprio per i motivi che ho raccontato non è possibile realizzare questa fotografia con un solo scatto.
E allora si realizzano due scatti con due tempi di esposizione diversi. E poi li si fonde in post produzione.
Il risultato non è falsato. E’ molto più simile a ciò che possiamo vedere ad occhio nudo.
E anche i fotografi più tradizionalisti, accettano questa tecnica perchè non altera al realtà.

E poi ci sono altre storie, altre uscite fotografiche. Altre avventure alla caccia della Luna d’Moncalè.
Voglio raccontarne ancora una perchè sono stati altri tre giorni di ricerca, di scatti e di caccia vera e propria. E perchè dopo pochi giorni il posto dove sono andato a scattare è stato travolto dall’ondata di piena. L’alluvione che ha colpito Moncalieri nel novembre del 2016.
Eccola

Vorrei spiegare che cosa cercavo di ottenere.
Ma è molto più semplice dire che quello che volevo era esattamente questo.
Non mi era chiarissimo l’esatto punto in cui avrei potuto farla. Ma questa luce, questi colori e questi riflessi cercavo.
Il punto di scatto è esattamente sotto il ponte dei templari.
Nei mesi precedenti, la sponda del Po è stata pulita bene. E arrivare fino li era poco complicato. Solo gli ultimi metri sono passato in mezzo a dei rovi per poter arrivare a vedere il castello.
La prima sera in cui sono sceso, la luna è sorta più a sinistra e quando la luce del giorno era ancora troppo forte. La seconda pioveva.
La terza sera invece tutto era al suo posto. Il sole già tramontato, ma il cielo non era ancora così scuro da impedirmi di vederne il blu e le nuvole.
Quando poi su richiesta di un amico l’ho stampata sono rimasto a bocca aperta nel vedere quanto sia ancora più affascinante vederla stampata su carta.

La storia della mia personale caccia potrebbe terminare qui.
Ma ci sono due appendici a cui sono anche molto affezionato.
La prima riguarda la nostra maschera di Carnevale: la lunetta.
La storia narra che alla fine del 18° secolo il centro di Moncalieri ebbe la luce elettrica pubblica. Prima di Torino. Succedeva così che fosse illuminato e che si vedesse chiaramente da lontano. Visto che ai tempi l’inquinamento luminoso non esisteva.
“Sponta’l sol / e la luna / l’è la luce d’ Moncalè / ch’aj fa ciair a le tote a la seira andè a balè.”
La narrazione che la Famija Moncalereisa da allora porta avanti dice che di li nacque la lunetta. Maschera che ogni anno viene interpretata da una delle ragazze di Moncalieri.

La seconda appendice riguarda la caccia vera e propria. Sempre dal ponte sul Po.
Ma catturata in video attraverso la tecnica del timelapse.
Eccola in tutta la sua poesia.

2 thoughts on “Caccia fotografica alla “Luna ‘d Moncalè”

  1. Maria grazia

    Ho visto nella sala d’aspetto della d.ssa Mangano una bellissima gigantografia su compensato di una tua foto che ritrae una parte del castello di Moncalieri in notturna.
    Complimenti.

    Reply
    1. admin Post author

      Grazie
      E’ una foto fatta poco tempo fa.
      Dopo aver scritto questo pezzo.
      Perchè in fondo la caccia non finisce mai 🙂

      Reply

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